Che Fabriano sia una città particolare lo sanno tutti. Fabriano trasuda un certo fascino: sembra sempre di entrare dentro un carillon, quando si passeggia per il centro, e forse perché adesso è Natale l’atmosfera contribuisce a questa sensazione, come nella canzone di Anastasia:
“Feste, balli, fantasia, è il ricordo di sempre”.
Però è un carillon che a tratti, si inceppa. O anzi, è un carillon sempre inceppato, come una giostra con le luci spente, che però inspiegabilmente si riaccende come se nulla fosse, in momenti dell’anno ben delineati. Uno è appunto, Natale. L’altro è il Palio di San Giovanni, Patrono della nostra città. Per il resto del tempo, la fortuna è quella di poter trovare, in un’area così vasta e a bassa densità, degli esemplari della stessa specie, in un mosaico di ecosistemi che sembrano coesistere in equilibrio precario.
“Questo posto è come il ricordo di un sogno.”
Insomma la nostalgia è un po’ la trappola di questo posto, che non si rassegna ad una prosperità avuta, che però non c’è più.
Fabriano, però, non può essere solo nostalgia e atmosfere sospese. Di fatto, è stata terra d’incontro e innovazione, una culla di genialità che ha dato i natali a figure illustri come il Marchese Onofrio del Grillo, simbolo di ironia e acume, e Francesco Stelluti, co-fondatore dell’Accademia dei Lincei, la prima società scientifica moderna. Un luogo dove, grazie alle abbazie e al lavoro dei monaci, la cultura ha trovato terreno fertile per diffondersi e attecchire nei secoli.
Durante il boom economico, Fabriano ha vissuto una straordinaria trasformazione, diventando un centro industriale di rilievo, conosciuto in tutto il mondo per la produzione di carta e, successivamente, per l’industria dell’elettrodomestico. Una città che, nonostante gli alti e bassi, ha saputo reinventarsi più volte, alternando periodi di splendore a momenti di crisi, come quelli che oggi sembrano riscriverne il futuro.
Insomma, questo luogo ha sempre saputo combinare radici profonde e ali per volare. E proprio da questa capacità di trasformazione e resilienza, unita alla straordinaria bellezza naturale che lo circonda, può nascere un nuovo modello di vita e di comunità, fatto di sostenibilità, cultura e connessioni autentiche.
Quest’anno il velo di Maya è caduto: l’illusione del reale, il ricordo di sempre, di cui canta Anastasia, quello a cui siamo sempre stati abituati, un pezzo per volta, e poi, alla fine, tutto d’un tratto, è collassato. Perché insomma, se c’era una certezza in questa città, era l’importanza dell’esistenza delle storiche cartiere Miliani, in particolare, e più in generale, dell’industria.
Quello che fa cadere il velo di Maya, comunque, non è tanto la delusione della fine di un’era, quanto lo scoprire quello che è sempre stato sotto i nostri occhi: che il posto incantevole in cui viviamo si presta verosimilmente ad uno stile di vita estremamente privilegiato. E il privilegio vero non deriva dalla potenziale ricchezza ricavabile da un capitale economico, ma dal capitale sociale e ancor più di questo, dalla natura meravigliosa che ci circonda.
Così nasce nella rivalutazione e nella riflessione di questo, in un momento di incertezze così forti, la necessità di affondare le radici. E’ bello salutare Fabriano quando si va via, altrettanto meraviglioso è ritornarci, come pure è complesso viverci tutti i giorni. E se la traduzione di yoga è unione, probabilmente quello che molti di noi sentono oggi, al di là della rigidità delle giornate che viviamo per sostenerci, sia il bisogno di sentirci uniti in un futuro che tarda ad arrivare ma che bisogna cominciare a concretizzare. Futuro, ci si augura, basato sulla condivisione di valori incarnati da pratiche di gentilezza, attenzione consapevole, ponderatezza, inclusione e sostenibilità. Valori che richiamano la disciplina e l’arte, dell’amore, del vivere e condividere.
È tempo di vedere Fabriano con occhi diversi, perché, come diceva Proust, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”. Fabriano è più di un luogo: un invito a ricominciare, a riconoscere la bellezza che ci circonda e a trasformarla in energia per il domani. È il momento di accendere la giostra, di costruire un futuro fatto di connessioni autentiche, dove le radici della nostra storia incontrano le ali del nostro potenziale. Qui, tra montagne e pietre che sussurrano memorie, possiamo dar vita a una nuova sinfonia, non più inceppata, ma fluida e armoniosa, fatta di cura, coraggio e comunità. Perché il futuro di Fabriano si crea oggi, insieme, con nuovi occhi.
Alessandra Monticelli e CarMelo Mustica



